La Chiesa di Castellavazzo è stata dedicata ai Santi Quirico e Giulitta
La Chiesa di San Quirico e Giulitta
La Pieve di Lavazzo ha origini antichissime.
La prima evangelizzazione della popolazione locale avvenne per opera dei militari e dei commercianti romani che, provenienti dal porto di Aquileia, penetravano nella Valle del Piave attraverso il passo della Mauria.
Si ipotizza che la devozione ai Santi patroni Quirico e Giulitta fosse stata trasmessa ai Lebazi dai legionari che tornavano dalle regioni dell’Asia Minore, dove i due martiri erano molto venerati.
Il primo oratorio in muratura di cui sia ha notizia in Castellavazzo fu dedicato a Elena, madre dell’Imperatore Costantino che , con l’editto di Milano, riconobbe libertà di culto al Cristianesimo.
La chiesetta, definita “antichissima” nella relazione della Visita Pastorale del 1547, fu demolita nel 1822 per consentire l’allargamento della Regia Strada d’Alemagna.
L’attuale chiesa parrocchiale venne edificata nel 1524.
Pur non esistendo traccia visibile del manufatto precedente, fondato nei secoli X-XI, si ritiene che il fabbricato insistesse sul sedime del castellum dei Lebazi, presumibilmente trasformato in età cristiana da luogo di difesa ad area per il culto e la sepoltura dei defunti.
La rilevanza della comunità religiosa del territorio di Lavazzo crebbe nel tempo tanto da ottenere il riconoscimento di pieve (dal latino plebs, popolo), ovvero di istituzione ecclesiastica e civile organizzata in modo autonomo su un ambito geografico.
Nel 1748 dalla parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta dipendevano ben 16 chiese, distribuite nella vasta area racchiusa tra Castellavazzo, Soverzene, Soffranco e Casso. Lavazzo mantenne tale primato civile e religioso fino alla fine del XVIII secolo, quando a seguito della costituzione della nuova parrocchia di Longarone nel 1799, avvenne lo smembramento della pieve.
Architettura e Arte
L’edificio a pianta rettangolare distribuita su tre navate, assunse la forma attuale nel 1524 (iscrizione sul portale d’ingresso) , anno in cui venne realizzata l’abside rivolta a oriente.
Nei secoli XVIII e XIX il manufatto fu oggetto di interventi di trasformazione: l’aggiunta ottocentesca della cantoria e dell’organo (opera del 1806 di G. Callido) determinò il tamponamento del rosone del fronte principale.
Nel 1818 vennero inaugurate le campane della svettante torre in calcare bianca, coronata da un signolare terminale “a cipolla”, realizzato interamente con pietra locale.
Mentre le facciate sono estremamente essenziali (l’unica nota decorativa è costruita dalla lunetta affrescata con l’Annunciazione dell’Angelo a Maria del secolo XVI) gli spazi interni si connotano per la ricchezza degli elementi decorativi in pietra di Castellavazo.
Di particolare pregio risultano un acquasantiera in calcare rosso, un’edicola a parete incorniciata da volte e modanature lapidee, le imponenti colonne in marmo che sorreggono l’altare maggiore.
Nel pavimento in lastre di grandi dimensioni sono incastonate alcune pietre tombali.
La pala dell’altare, restaurata negli anni ’90, è opera settecentesca di Egidio Dall’Olio.
Il dipinto illustra il martirio di Santa Giulitta e del figlio Quirico, ucciso all’età di tre anni davanti alla madre per ordine del giudice Alessandro ad Antiochia, dove, sotto Diocleziano, era in atto una feroce persecuzione contro i cristiani.
Nel presbiterio, attorno all’altare, sono presenti eleganti dossali in legno di scuola veneta (sec. XVIII). (realizzato dal Comune di Castellavazzo in collaborazione con la Comunità Montana Cadore Longaronese Zoldo e la Regione del Veneto)
Organo Fratelli Agostino e Antonio Callido
L’organo è opera dei fratelli Agostino e Antonio Callido figli del famoso organaro Gaetano Antonio Callido.
L’Organo presente nella Chiesa dei SS. Quirico e Giulitta è datato 1807 ed è posto sopra la porta d’ingresso principale, in una cantoria di legno, sorretta da colonne in pietra di Castellavazzo.
E’ contenuto in una cassa armonica in legno, di cm 160 di profondità, cm 295 di lunghezza, cm 450 di altezza ai lati (l’altezza al cento è di cm 500).
Gaetano Antonio Callido nacque ad Este (Padova) il 14 gennaio 1727 dove iniziò la sua carriera di organaro alla scuola del Pietro Nacchini organaro dalmata dal quale nel 1762 si staccò per iniziare un a propria attività.
Nel giro di pochi anni questa doveva estendersi non solo su tutti i territori sotto il diretto dominio di Venezia ma anche nelle Marche, in Romagna e persino a Istambul. Nel 1766 egli ricevete il prestigioso incarico di rifare completamente i tre organi della basilica di San Marco a Venezia di sui divenne, terminata la costruzione, conservatore stabile.
Della sua instancabile attività rimane il resoconto schematico nell’elenco degli organi da lui costruiti; si tratta di tre tabelloni di tela su cui sono scritti ad inchiostro di china, in ordine cronologico e con numerazione progressiva, i nomi delle località e delle chiese in cui furono costruiti gli organi. L’elenco si ferma al numero 430 nel 1806.